Il ponte e la dacia - Anton Cechov

Il ponte e la dacia

By Anton Cechov

  • Release Date: 2021-05-05
  • Genre: Fiction & Literature

Description

Due mondi si incontrano, si guardano, si fraintendono. Da una parte i mužiki di Obručánovo, contadini poveri e diffidenti, abituati a lavorare la terra e a temere i padroni. Dall’altra l’ingegnere Kučeróv, costruttore di un ponte imponente, e sua moglie Eléna Ivánovna, donna colta e malinconica, che sogna di vivere in armonia con il villaggio. Tra loro si frappone una distanza che nessun ponte potrà mai colmare: la distanza tra due culture, due lingue, due modi di intendere la vita. Il ponte e la dacia presenta la nuova traduzione italiana di La dacia nuova (1899), uno dei racconti più densi e politicamente sottili di Antón Čechov, accompagnata da una postfazione che ne esplora le implicazioni traduttologiche e culturali.
La vicenda è semplice, quasi scarna, come nello stile maturo di Čechov. L’ingegnere Kučeróv costruisce un ponte ferroviario nei pressi del villaggio di Obručánovo. La sua presenza, dapprima tollerata con curiosità, diventa presto motivo di attrito: il bestiame dei contadini invade il giardino della nuova tenuta, i cavalli e il torello dell’ingegnere vengono sequestrati come risarcimento per i danni subiti, le promesse di aiuto e di scuola si scontrano con la sfiducia e l’orgoglio ferito dei mužiki. Eléna Ivánovna cerca con tutte le sue forze di stabilire un dialogo, distribuisce denaro, parla con le donne, accarezza i bambini, ma ogni suo gesto viene interpretato come debolezza, come elemosina, come intrusione. E quando la famiglia dell’ingegnere decide di andarsene, il villaggio rimane solo con la sua povertà e con una domanda senza risposta: perché non siamo riusciti ad andare d’accordo?
Čechov non prende partito. Non ci sono buoni e cattivi, non ci sono colpevoli e vittime. Ci sono due mondi che non riescono a parlarsi, due sistemi di valori che si sfiorano senza comprendersi. I mužiki non sono solo ignoranti e superstiziosi: sono anche dignitosi, diffidenti, consapevoli della propria condizione. L’ingegnere e sua moglie non sono solo ricchi e potenti: sono anche fragili, soli, malati, incompresi. E il ponte, che dovrebbe unire, in realtà separa: è il simbolo di una modernità che arriva senza chiedere permesso, di un progresso che non tiene conto delle persone che lo abitano.
Il racconto è costruito su una serie di contrapposizioni che Čechov rende visibili attraverso i dettagli: il carro sporco di letame di Rodión contro la carrozza trainata dai pony bianchi; l’izbà affollata di bambini contro la casa a due piani con la terrazza e la bandiera; il linguaggio spezzato, paratattico, dei contadini contro la lingua forbita e gentile di Eléna Ivánovna. Ma la vera contrapposizione è più profonda: è quella tra una cultura orale, contadina, legata alla terra e alla tradizione, e una cultura scritta, urbana, industriale, che pretende di portare il progresso senza capire il prezzo che esso comporta.
La postfazione che accompagna il testo mette in luce proprio questo aspetto. La traduzione, curata da un gruppo di giovani traduttrici e traduttori sotto la guida di Bruno Osimo, non si limita a rendere il russo in italiano: si interroga sulle scelte, sulle perdite, sulle impossibilità. La lingua di Čechov è semplice, trasparente, quasi trasparente; ma dietro quella semplicità si nasconde una complessità che solo una lettura attenta può rivelare. Il racconto è un esempio perfetto di quella che Osimo chiama «intraducibilità culturale»: non è solo questione di parole, è questione di mondi.
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