L'ultimo racconto di Čechov, il suo testamento spirituale: una storia di coraggio, rinascita e libertà.
Nadâ ha ventitré anni. È promessa sposa ad Andrej Andreič, un giovane di buona famiglia che suona il violino e parla di una futura vita in campagna. La data delle nozze è fissata: 7 luglio. Tutto è pronto: il corredo, la casa nuova, i sogni di una vita tranquilla e borghese.
Ma Nadâ non dorme bene. La notte è inquieta, il cuore è pesante. C'è qualcosa che non va. Forse è l'aria soffocante della casa di provincia, dove la nonna Marfa Michàjlovna regna con pugno di ferro, dove la madre Nina Ivànovna vive come una priživálka, dipendente per ogni copeca, dove la servitù dorme per terra in una cucina sporca e piena di scarafaggi. Forse è il fidanzato, un uomo apparentemente buono ma inetto, che parla di lavoro ma non lavora, che sogna una vita nuova ma non muove un dito.
E poi c'è Saša, il cugino lontano, magro, malato, idealista. È lui che apre gli occhi a Nadâ: «La cosa principale è dare una svolta alla propria vita, tutto il resto non ha importanza».
Nadâ dovrà scegliere: restare nella prigione dorata della provincia, sposare un uomo che non ama, vivere una vita già scritta — o rompere le catene, fuggire, studiare, diventare finalmente sé stessa.
La promessa sposa (1903) è l'ultimo racconto di Antón Čechov, pubblicato pochi mesi prima della sua morte. È considerato il suo testamento spirituale: un inno alla libertà, al coraggio di cambiare, alla rinascita. La protagonista Nadâ è una delle figure femminili più moderne e rivoluzionarie della letteratura russa, una donna che sceglie sé stessa contro ogni convenzione sociale.
Con la sua prosa limpida e il suo sguardo profondo, Čechov racconta la crisi di una generazione, il peso delle tradizioni, la forza di chi osa spezzare le catene. Un capolavoro che parla ancora oggi a chiunque abbia sentito il bisogno di ricominciare.
Questa edizione, curata e tradotta dal russo da Bruno Osimo, offre una versione integrale e annotata del racconto, restituendo al lettore italiano tutta la potenza e la modernità dell'ultimo, indimenticabile Čechov.
Ultimo racconto di Anton Čechov del 1904. Nadja è fidanzata col figlio di un sacerdote, amico di famiglia in questa cittadina di provincia. A casa di Nadja, oltre alla mamma e alla nonna e alla servitù, c'è in questi giorni anche Saša, una sorta di figlio adottivo, un ragazzo povero e orfano educato in questa famiglia. Saša vive ormai in città per conto proprio, ma ora è qui per le vacanze, e per il matrimonio di Nadja.
Tra rumori di grondaie, insonnie, incubi, quadri di donne nude, acqua corrente nelle case più tecnologiche dell'epoca, sensi del dovere, sensi di colpa, senso della volgarità delle cose andanti e voglia di vivere, si dipana un vero capolavoro della produzione di Čechov.