Traduciamo il mondo ogni giorno.
Non solo quando passiamo da una lingua all'altra. Ma quando spieghiamo a qualcuno cosa intendiamo, quando adattiamo il nostro modo di parlare a un interlocutore diverso, quando cerchiamo di farci capire da chi viene da un'altra cultura.
Tradurre il mondo esplora il rapporto profondo tra traduzione e cultura, mostrando come la percezione della realtà sia sempre un atto di traduzione. Ogni cultura classifica il mondo in modo diverso: ciò che è implicito per una può essere inesplicabile per un'altra. Il cibo, i gesti, le abitudini, le parole — tutto parla di una diversa interpretazione della realtà.
Attraverso esempi concreti tratti dal confronto tra culture diverse (Italia e Russia, Oriente e Occidente), l'autore mostra come la traduzione non sia un semplice passaggio linguistico, ma un atto di mediazione culturale, di interpretazione, di confronto con l'altro.
Cosa imparerai da questo libro:Come ogni cultura interpreta la realtà in modo diversoIl ruolo del non-detto nella comunicazione interculturaleCome il traduttore diventa mediatore culturaleLa differenza tra appropriazione e riconoscimento dell'altroCome la mondializzazione può omogeneizzare o arricchire le cultureA chi è rivolto questo libro:A chi si occupa di traduzione e mediazione culturaleA chi è interessato alle differenze culturali e alla comunicazione interculturaleA chi viaggia, lavora o vive in contesti multiculturaliA chi studia lingue, antropologia, semiotica o comunicazioneA chiunque sia curioso di capire come funziona la percezione della realtà
Una cultura è un modo di percepire la realtà. Non tragga in inganno il verbo «percepire». Qualcuno potrebbe pensare che, se la realtà oggettiva di una cultura è la stessa, anche la sua percezione debba essere unica per tutti gli individui. Ma la percezione è un fenomeno soggettivo, e ciò che è percepito non è la fotografia della realtà, ma una delle tante fotografie possibili. L'esperienza dell'individuo giunge a influenzare anche le sue modalità percettive.